lunedì 9 ottobre 2017

Programma visite con Marica


Programma visite guidate con Marica Magni,
guida turistica abilitata e laureata in storia dell’arte


1) Abbazia di Viboldone, sabato 14 ottobre, ore 15,00
2) Tra San Marco e l’Incoronata, sabato 18 novembre, ore 15,00
3) Pinacoteca Ambrosiana, domenica 26 novembre, ore 15,00
4) Dall’Umanitaria alla Besana, sabato 16 dicembre, ore 15,00
5) Chiesa di Sant’Angelo, sabato 13 gennaio, ore 15,00
6) Certosa di Garegnano, sabato 20 gennaio, ore 15,00
7) Casa Museo Poldi Pezzoli, domenica 11 febbraio, ore 15,00
8) Pinacoteca di Brera, domenica 25 febbraio, ore 15,00
9) Milano Romantica e Casa Manzoni, venerdì 9 marzo, ore 15,00
10) Cimitero Monumentale, domenica 25 marzo, ore 15,00
11) GAM, Collezione Grassi Vismara, domenica 7 aprile, ore 15,00
12) Il Palazzo di Giustizia, sabato 5 maggio, ore 15,00
13) Milano Liberty, sabato 19 maggio, ore 15,00
14) Muzio e Gio Ponti architetti a Milano, sabato 10 giugno, ore 15,00


€ 8,00 a persona - gratis under 18 (esclusi eventuali ingressi)
Tempo stimato per ogni visita: 2 ore circa
Chiusura prenotazioni 3 giorni prima del giorno della visita
Le visite si svolgono per un minimo di 8 persone paganti

Per informazioni e prenotazioni: turistiamilano@gmail.com




domenica 24 settembre 2017

Toulouse-Lautrec


Sabato 11 novembre 2017, ore 16,50
Toulouse-Lautrec. Il mondo fuggevole

 


 
La mostra “Toulouse-Lautrec. Il mondo fuggevole” condurrà il visitatore a comprendere il fascino e l’importanza artistica del pittore bohémien che, senza aderire mai a una scuola, seppe costruire un nuovo e provocatorio realismo, sintesi estrema di forma, colore e movimento. L’evoluzione stilistica di Henri de Toulouse-Lautrec, di origine aristocratica ma testimone della Parigi dei bassifondi e delle case chiuse, verrà delineata in tutte le sue fasi di maturazione, dalla pittura alla grafica, con particolare riguardo per la sua profonda conoscenza delle stampe giapponesi e per la passione verso la fotografia. In mostra saranno esposte oltre 250 opere di Toulouse-Lautrec, con ben 35 dipinti, oltre a litografie, acqueforti e la serie completa di tutti i 22 manifesti realizzati dall’artista ‘maledetto’, provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec di Albi e da importanti musei e collezioni internazionali e da diverse storiche collezioni private.


Inizio visita guidata: ore 16,50
Ritrovo ore 16,30 davanti all’ingresso della mostra a Palazzo Reale

n. partecipanti: min. 15, max 25
durata della visita: 90 min.

Costo: 19,00 euro

Il costo comprende: la visita guidata, il biglietto d’ingresso, la prevendita e il microfonaggio obbligatorio


 

giovedì 21 settembre 2017

Corso degustazione vini


SENSO DI…VINO
Corso di analisi sensoriale del vino



Martedì 10 ottobre 2017, ore 21,00
1. VINI DA BERE SOLO INVECCHIATI
L’importanza del colore: viaggio degustativo tra tre grandi vini

Martedì 17 ottobre 2017, ore 21,00
2. ESAME GUSTATIVO
Alla scoperta del quinto sapore

Martedì 24 ottobre 2017, ore 21,00
3. IL NASO NON SI INGANNA!
Siamo un popolo di sognatori… olfattivi

Martedì 31 ottobre 2017, ore 21,00
4. ABBINAMENTO CIBO-VINO
Le logiche degustative da seguire


Il corso, tenuto da Ambrogio Boniardi, enologo diplomato ONAV e AIS prevede, per ognuna delle 4 lezioni, l’assaggio di almeno 3 vini e l’omaggio di un cavatappi professionale a tutti gli iscritti.

Le quattro serate si terranno presso il JOY BAR, Via Carlo Valvassori Peroni, 56 – 20133 Milano

N. partecipanti: min. 10, max 15 persone

Costo di partecipazione al corso:                                         €  100,00
E’ necessario avere tre bicchieri per la degustazione dei vini.
Per chi avesse necessità dei tre bicchieri con scatoletta, costo € 10,00

Informazioni e iscrizioni a turistiamilano@gmail.com





martedì 29 agosto 2017

Il primo cinema della città. Dalle colonne di San Lorenzo al Naviglio Grande. 10

 
 
Il primo cinema della città
 
Nel 1896 il circolo fotografico di via Principe Umberto (ora via Turati) aveva invitato un ospite illustre, uno dei fratelli Lumière che doveva propagandare in Italia la sua invenzione, il cinematografo. In sala era presente Italo Pacchioni, un fotografo autodidatta che pensò di riprodurre da solo l'invenzione del francese e di proporre ai milanesi le immagini filmate della loro città: l'arrivo di un treno, una serie di tuffi in una piscina e un fabbro al lavoro nel suo laboratorio. In occasione della fiera di Porta Genova del 1898, grazie al finanziamento di un facoltoso ortolano della zona e con l'aiuto tecnico di uno scenografo della Scala, venne costruito in uno dei padiglioni una stravagante "sala del cinema", battezzata dai milanesi "El casin de Meneghin e Cecca", che portava all'esterno una grossa insegna con l'altisonante scritta "Cinematografi". Questa fu infatti la prima sala cinematografica della città, che in poco tempo divenne una delle attrazioni più seguite dal pubblico, arrivando a ospitare fino a 350 spettatori per volta. Le proiezioni di allora non duravano come quelle odierne: il primo film proiettato in questo baraccone nel 1897 durava circa un minuto ed era intitolato: il finto storpio al Castello Sforzesco. Purtroppo però il Pacchioni non seppe sfruttare economicamente la sua iniziativa e in poco tempo fu costretto a tornare a fare il fotografo.
 
(tratto da: I segreti delle vie di Milano: curiosità, aneddoti, personaggi della nostra città. Decima puntata: Dalle colonne di San Lorenzo al Naviglio Grande, Milano, Il Giorno, 1995).  

sabato 26 agosto 2017

Le crudeli storie della contrada Moriggi. I segreti delle vie di Milano. 9

 

Le crudeli storie della contrada Moriggi
 
Quella che oggi si chiama via Morigi era un tempo conosciuta come la Contrada della Torre dei Moriggi. Il nome derivava da una imponente torre, di cui oggi è rimasto solo qualche resto, che si concludeva con una terrazza-belvedere sulla città. La posizione della dimora un tempo doveva essere sicuramente splendida; del resto la famiglia dei Moriggi, una delle più prestigiose della città, non aveva badato a spese per la costruzione dell'edificio. Ma la torre, nonostante l'aspetto delizioso, fece da sfondo a un violento episodio. Fu, come precedentemente ricordato, la prigione e il luogo dove venne ucciso tra atroci torture Lanzone della Corte, il nobile accusato dai suoi pari di averli traditi divenendo il rappresentante del popolo durante le lotte civili che si svolsero intorno all'anno Mille. All'ombra di questa torre visse tre secoli dopo Giovannola Montebretto, l'amante di Bernabò Visconti. Era l'unica donna in grado di "addolcire" il rude Bernabò, un uomo violentissimo, che viveva nel suo palazzo circondato da cinquemila ferocissimi mastini e dalla consenziente compagna Regina della Scala. Infischiandosene del suo legame matrimoniale, si recava spesso a trovare Giovannola, ma per non essere visto da occhi indiscreti aveva fatto murare una rampa di scale esterna che dal cortile portava all'appartamento di lei. Dalla loro unione nacque Bernarda, che Bernabò riconobbe e aggiunse all'elenco dei suoi figli illegittimi. Nel 1367 la diede in moglie, con una dote di 700 zecchini d'oro, a un condottiero di un'illustre famiglia bergamasca, Giovanni Suardo. Ma la loro unione non fu duratura. Bernarda si innamorò di un uomo più giovane e audace, il giostratore Antonio Zotta. Purtroppo, i due amanti vennero sorpresi proprio dal crudele Bernabò che volle punirli senza possibilità di appello. Secondo gli statuti del tempo il reato di adulterio Morirono a  non prevedeva una pena grave per un uomo. Proprio per questo Bernabò accusò Zotta di furto, lo sottopose a tortura per farlo confessare anche se era innocente e lo fece poi impiccare. Bernarda invece avrebbe dovuto essere punita, secondo la legge, con la morte. Ma Bernabò non voleva una pubblica esecuzione e la sottopose a docce gelate, per calmare i suoi bollenti spiriti, e a frustate. Dopo la punizione corporale la fece rinchiudere nella prigione della rocchetta di Porta Nuova con la propria nipote Andreola Visconti, colpevole di un analogo reato. Le due ragazze sopravvissero nella piccola cella a pane e acqua per sette mesi. Quando Bernabò si accorse che nella lampada che serviva per illuminare la cella i carcerieri avevano nascosto un po' di vino, anche il lume venne tolto e le due sciagurate vennero lasciate completamente al buio. Morirono a pochi giorni di distanza l'una dall'altra. Ma il vecchio Bernabò, cui sicuramente rimordeva la coscienza e non godeva di sonni tranquilli, venne informato che a Bologna era stata vista una giovane ragazza proprio identica a Bernarda, con i capelli rossi, formosa e vispa, che circolava liberamente per la città. Intimorito aprì degli interrogatori, licenziò il guardiano del carcere e fece anche riesumare i resti della defunta, che stavano nella chiesa di San Giacomo, per controllare se davvero quelle povere ossa appartenevano alla figlia.
 
(tratto da: I segreti delle vie di Milano: curiosità, aneddoti, personaggi della nostra città. Nona puntata: La zona del patrono di Milano: Sant'Ambrogio, Milano, Il Giorno, 1995).  
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 24 agosto 2017

Porci in libertà. I segreti delle vie di Milano. 8

 

Porci in libertà
 
La Ca' Granda aveva assorbito l'antico ospedale di Sant'Antonio che veniva anche chiamato "ad porcorum", cioè "ai porci". Questo strano appellativo si doveva sia alle condizioni igieniche in cui versava sia al fatto che qui venivano veramente allevati alcuni maiali, dal cui grasso si ricavava un unguento prezioso, ricco di vitamina B, per curare il fuoco di sant'Antonio. Questa è una malattia, molto diffusa all'epoca, che si manifesta con bruciori e dolori nevralgici fortissimi. Si occupavano dell'allevamento, della produzione della pomata speciale e della conduzione dell'ospedale i padri Antoniani. Sant'Antonio Abate era protettore degli animali e raffigurato spesso insieme a un porcello. Come guaritore dai bruciori dell'Herpes zoster, cioè del fuoco di sant'Antonio, era spesso raffigurato con una fiamma accanto (e infatti viene anche invocato contro il fuoco ed è considerato il protettore dei vigili del fuoco). I padri Antoniani erano riusciti a ottenere dall'autorità cittadina il permesso di far circolare liberamente per le strade i loro animali che erano riconoscibili da una "T", il segno araldico che segna la stampella, cioè il soccorso al malato, marchiata a fuoco sul dorso dell'animale. Chi li maltrattava o li uccideva veniva punito duramente, anche se ogni tanto qualcuno di questi pingui animali spariva per finire sulla tavola di qualche famiglia numerosa e affamata.
 
(tratto da: I segreti delle vie di Milano: curiosità, aneddoti, personaggi della nostra città. Ottava puntata: Corso di Porta Romana, Ca' Granda e dintorni, Milano, Il Giorno, 1995).  

lunedì 21 agosto 2017

Rivali in amore. I segreti delle vie di Milano. 7

 
 
Rivali in amore
 
Nei primi anni del XIX secolo, in piazza Belgioioso, nel Palazzo Besana, un tempo Palazzo Viscontini, viveva Matilde, la donna più corteggiata dagli intellettuali del tempo. Si era ritirata in questa casa dopo essersi divisa dal marito, il barone e generale napoleonico Dembowsky, un uomo stravagante e chiacchierato che aveva addirittura salito a cavallo le scale di una casa in via Sant'Andrea per ammirare più da vicino le grazie di una giovane fanciulla. Per trascorrere il tempo, Matilde aveva aperto un salotto culturale, fatto arredare esclusivamente in azzurro a imitazione di un famoso salotto parigino, dove riceveva un ristretto gruppo di amici. Tra gli invitati c'erano spesso Stendhal e Foscolo. I due però non erano solo dei semplici ospiti, erano piuttosto due rivali che si contendevano l'amore di Matilde. Il primo non ebbe fortuna, e neppure il tempo di farsi conoscere meglio, poiché nel 1821 venne cacciato da Milano dalle autorità austriache insospettite dalle sue amicizie liberali. Nonostante la cocente delusione amorosa lo scrittore francese non dimenticò la bella milanese e scrisse la storia di quell'amore non corrisposto in un romanzo autobiografico rimasto incompiuto. Foscolo invece rimase padrone del campo, conquistò Matilde e fra i due nacque una breve ma coinvolgente passione. Lo scrittore abitava proprio vicino a Palazzo Besana, in via Sant'Andrea, e a volte la riceveva nella sua casa. Il poeta abitava in poche stanze: anticamera, due sale, un salotto con un camino bianco e azzurro decorato a stucchi e uno stanzino con una fontanella che egli aveva fatto trasformare in una grotta. L'azzurro era il colore dominante. In questo ambiente si consumò il suo furibondo e temporaneo amore per Matilde.
 
(tratto da: I segreti delle vie di Milano: curiosità, aneddoti, personaggi della nostra città. Settima puntata: Montenapoleone e i suoi eleganti dintorni, Milano, Il Giorno, 1995).