venerdì 18 agosto 2017

I numeri sulle case, che invenzione! I segreti delle vie di Milano. 5

 
 
 
I numeri sulle case, che invenzione!
 
L'Arcivescovado ha una curiosa particolarità, che pochissimi conoscono. E' l'unico palazzo di Milano che non ha mai cambiato numero, dai tempi del governo austriaco di Giuseppe II. Si trova infatti da allora sempre incrollabilmente al numero 2. Tutto era iniziato proprio quando, nel 1786, l'amministrazione austriaca decise di battezzare ufficialmente le vie e di numerare le case, novità che venne accolta molto positivamente dai milanesi. La gente era in generale stufa di cercare per ore un indirizzo o di dare indicazioni casuali a chi chiedeva informazioni su un palazzo o su una casa. L'aveva provato anche a proprie spese il povero Renzo, protagonista del romanzo "I Promessi Sposi", che quando si trovò a chiedere come arrivare alla casa di Don Ferrante, a furia di spiegazioni basate su "dritte" e "mancine", chiese e croci che avrebbero dovuto servirgli come punti di riferimento, si era perso più volte e aveva avuto il suo bel daffare ad arrivare a destinazione. La cosa non era migliorata neanche con la pubblicazione del "Servitore di Piazza" del 1782, un volumetto che conteneva indicazioni altrettanto superficiali del tipo: "Sua Eccellenza Don Paolo de Ride de Sylva (un illustre uomo del tempo) abitava al Pontaccio, prima di arrivare al portone di San Simpliciano, la penultima porta alla dritta, venendo da San Marco". Anche gli indirizzi riportati sulle lettere erano dello stesso tenore, e possiamo ben immaginare che chi era incaricato di recapitare la posta soffrisse dopo poco di giramenti di testa. La riforma che fece comparire i numeri sui portoni delle case, sicuramente risolse questa serie di inconvenienti. Un passo ancora più in avanti venne fatto quando agli edifici venne data una numerazione unica e progressiva che dal centro proseguiva verso la periferia, seguendo un senso a spirale. Il numero 1 corrispondeva al Palazzo Reale, il 2 all'Arcivescovado fino ad arrivare al 5314 che segnava l'ultima casa alla periferia della città, che si trovava lungo la "strada del Castello". Nel 1861 a questo tipo di numerazione venne sostituita quella per vie e le cose funzionarono ancora meglio. Qualche anno dopo ci furono gli ultimi perfezionamenti, i numeri che prima erano segnati in rosso, divennero bianchi su fondo nero e venne adottato il criterio, valido ancora oggi, di mettere i numeri dispari sul lato sinistro e quelli pari sul lato destro della via.
 
(tratto da: I segreti delle vie di Milano: curiosità, aneddoti, personaggi della nostra città. Quinta puntata: Da piazza Fontana a piazza Santo Stefano, Milano, Il Giorno, 1995).